Prima Guida sullo STREET FOOD (Gambero Rosso)

I presupposti per far bene c’erano tutti, perché l’argomento della serata era di quelli che raccolgono consensi a tutti i livelli: lo Street Food. La presentazione della prima guida dedicata al cibo di strada ha creato un fermento che ho percepito già nei giorni precedenti all’evento: blogger di altre città che organizzavano sui social la trasferta, amici che chiedevano come poter partecipare alla serata, anticipazioni succulente su cosa avremmo trovato al buffet.
Il Trapizzino di Stefano Callegari
Il Gambero Rosso ha fatto centro con questo volume “essenziale” per tutti gli appassionati del food: 300 indirizzi da conoscere necessariamente se si vuole scoprire la tradizione del nostra cucina, fatta di sapori forti, fortissimi, grassi, fritti, ma anche aromi, retrogusto, ricordi, passione. Lo street food è indubbiamente il cibo dei bei momenti, delle passeggiate ma anche del ricordo, dell’adolescenza caratterizzata da un metabolismo che ci permetteva ogni azzardo.
La premiazione è stata diversa da tutte le altre a cui ho assistito fondamentalmente per 2 motivi: il tenero imbarazzo dei premiati, non abituati ad un palcoscenico di questo tipo ed il “Trapizzino” di benventuto che abbiamo ricevuto da Stefano Callegari in persona all’entrata del Teatro della Città del Gusto. Altro che brochure e foto, qui siamo partiti subito con l’unto&bisunto style e l’olio che scorreva a fiumi.
Ne è scaturita una serata diversa, allegra, euforica con appassionati, blogger ed operatori del settore affascinati dalle preparazioni, le cotture, le fritture. C’era l’imbarazzo della scelta, ogni regione d’Italia era rappresentata dal suo street food per eccellenza, ed in questo “drammatico” Giro d’Italia ho potuto assaggiare prelibatezze uniche, che devo necessariamente elencarvi.
– Il lardo de “l’Opificio del Gusto“, un nome che è tutto un programma, perché i suoi prodotti possono davvero creare dipendenza e mi hanno permesso di capire che si, anche in Valle d’Aosta c’è un grande steet food.
– I Folpetti de “La Folperia di Max e Barbara” (Veneto), un piattino con polpo e lumachine (ormai assaggio ogni cosa, Chef Rubio nun te temo!) condite con un sughetto fantastico.
– La pizza fritta di “La Masardona” (Campania), vero e proprio spartiacque della serata, perché dopo quello ho avuto difficoltà respiratore, ma anche se ero ad Ostiense mi sono sentito a casa, a Napoli, per un po’.
– Gli arrosticini de “La Tana del Lupo” (Abruzzo), succosi e saporiti, ne avrei potuti mangiare centinaia per poi giocare a Shangai con gli stecchini.
– I Cannoli siciliani (il dolce per me non deve mancare mai, lo sapete) di “Antica Focacceria San Francesco” (Sicilia), farciti con una ricotta che sembrava velluto.
Potrei menzionare tutto perché ho provato tutto (ed alla fine ero provato) ma voglio chiudere con le 2 prelibatezze della serata, i 2 premi speciali: il “Tris di trippe e lampredotto” di Valeria Piccini premiato quale “Street Food da Chef” ed il “Panino di Pastrami di lingua” di Cristina Bowerman, premiato come “Panino dell’anno“, una delizia incredibile, basato sul quinto quarto ma che la straordinaria chef ha saputo trasformare donando un sapore delicatissimo, sorprendente.
Il Panino di Pastrami di Lingua di Cristina Bowerman
Cosa aggiungere? poche considerazioni finali:
1) lo Street Food è un evergreen, non tramonterà mai ed anzi, probabilmente in periodi di crisi come questo viene riscoperto da molti appassionati, ed è difficile restarne delusi.
2) ottima la scelta del Gambero di dedicare una guida a quest’argomento: è solo un numero “zero”, andrà migliorata ed implementata, ma è un buon punto di partenza.
3) il prossimo anno probabilmente servirà stringere una partnership con l’effervescente “Brioschi“, perché tutto lo Street Food d’Italia in una sola sera è una prova dura anche per stomaci capienti.
La famosa “Pizza Fritta”
Vi invito a leggere al riguardo anche l’interessante post di Bruno Fulco, curatore della rubrica “DiVini Blog“, che ha cercato un interessante abbinamento tra vino e street food. Qui trovate il post.
In chiusura un doveroso ringraziamento ad Estathè per averci invitato ed a Ilaria e gli Instragramers, che ci hanno permesso di visitare le “viscere” della Città del Gusto, dagli studi televisivi alla cucine.
Però c’è poco da fare, il fascino del fritto è irresistibile…

Alla prossima, vado a togliere la macchia d’olio dalla maglia…
Luca

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