Merumalia, un progetto in grande stile che indica la strada all’enologia Laziale

di Bruno Fulco

Si fa sempre un gran parlare del Lazio vinicolo come la piccola fiammiferaia dell’enologia nazionale, incapace di fare il salto e trasformarsi in una principessa. Al netto dei problemi strutturali i motivi sono noti, vecchie dinamiche produttive e pigrizia imprenditoriale, il più delle volte riescono a vanificare le peculiarità di una zona straordinariamente vocata per i vini bianchi. Nella nuova generazione di produttori per fortuna però, c’è chi come Merumalia riesce a mettere a frutto questo patrimonio inestimabile. Dal Latino “merum” termine che indica il vino puro per i romani e “mieru”, stesso significato nel dialetto pugliese caro al produttore, insieme ad “alia” che sta per le altre cose, racconta già molto dell’azienda.

E’ proprio il territorio a spingere Luigi Fusco nell’avventura di produrre i propri vini, lo spiega orgogliosamente davanti alla grande fotografia aerea che campeggia all’interno dello spazio dedicato agli eventi nel suo wine resort. La rappresentazione evidenzia come nei Castelli Romani l’area vulcanica, così preziosa per il carattere dei vini, sia addirittura la più grande d’Europa. Forte dei suoi trascorsi professionali e servendosi di tecniche fotografiche aerospaziali, il produttore sta realizzando anche la mappatura dell’intera area del Frascati, documentazione di primaria importanza per lo studio della Doc, su cui solo le grandi regioni enologiche possono contare.

La tenuta acquistata vent’anni fa si è sviluppata intorno al casale principale, completandosi con una struttura per l’ospitalità turistica e una cantina di vinificazione in classe energetica A, che ha come tetto il bellissimo orto biologico. La roccia vulcanica recuperata dai lavori di scavo, è stata impiegata nel pieno rispetto della conservazione ambientale anche per realizzare i muretti che fanno da contrafforte ad una parte del vigneto. L’azienda punta ad essere totalmente ecosostenibile, utilizzando sia la produzione di energia proveniente dallo sfruttamento delle biomasse, che il solare e i criteri della geotermia. Per Merumalia il vino è il risultato naturale di un progetto strutturato sui più alti criteri di ecologia e sostenibilità. Una produzione, naturalmente biologica, che inizia solo con la vendemmia 2013 sulla convinzione della qualità delle proprie uve che Luigi Fusco per vent’anni ha conferito verso altri produttori.

Dalla terrazza, la vista spazia magnificamente sui vigneti distesi davanti alla proprietà incorniciati dal lungo filare di cipressi che attraversa l’orizzonte, mentre dall’altra parte si estende fino “ar cuppolone”. Le viti affondano le radici in circa tre metri di terra prima di incontrare la roccia lavica e il suo strato di sedimenti minerali, che sciogliendosi nell’acqua arricchiscono in finezza il profilo dei vini di Merumalia. Il Greco, la profumata Malvasia del Lazio insieme al Bombino, all’Ottonese e al Fiano, compongono la varietà del vigneto, a cui si aggiungono Montepulciano e Shiraz per l’unico rosso aziendale. E’ il “Primo”, Frascati Superiore Docg a fare la parte del leone nell’intera gamma prodotta. L’assaggio del millesimo 2014 ne rivela la grande eleganza, il fruttato si svela sottile nei toni della frutta matura a polpa bianca, segue la mandorla sfumata in accenni di erbe aromatiche. Freschezza e sapidità calibrate completano il sorso di piacevole lunghezza. E’ un vino di personalità che interpreta al meglio le potenzialità del territorio. Un monito per quanti, a partire dai produttori, considerano i dintorni di Roma non all’altezza per la produzione di livello, ed un esempio per le aziende che vogliono invece perseguirne la strada. La qualità in fondo è anche un problema di cultura e Merumalia fa di questa un aspetto importante della sua presenza nell’area. In “alia” le altre cose annunciate in fondo al nome dell’azienda, si nasconde infatti uno dei progetti della famiglia Fusco, quello di porsi come riferimento e luogo di scambio dei diversi contenuti culturali, nell’intento di sviluppare le grandi risorse locali ancora inespresse.

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